Bio
Nacqui a Cremona nel 1987. La bella idea venne a Maria Giuseppina “Giuzy” Fiorentini ed Ettore. Non conobbi mai mio padre. Soltanto ai tempi delle medie venni a conoscenza che morì di leucemia il 23 febbraio 1996, all’età di 32 anni.
Il 15 maggio, a due mesi, mangiai la mia prima banana: il primo alimento diverso dal latte materno e dalle pappe per neonati. Imparai a mantenere la posizione seduta a 6 mesi, il 22 agosto, e mossi i primi passi da solo il 4 gennaio del 1988, a poco meno di un’anno d’età. Fin da piccolo iniziai ad andare all’asilo nido. Ogni mattina venivo lasciato piangente da mia madre alle maestre che solerti mi portavano nelle cucine dell’asilo, dove ritrovavo pace e serenità. Al pomeriggio mio nonno Ottorino mi recuperava per portarmi in giro per la città e per la campagna limitrofa. Ricordo in particolare due mete fisse: il passaggio sul cavalcavia della stazione ferroviara, da cui ereditai la passione per i treni, e un’albero sull’argine maestro. Quando mio nonno veniva a prendermi all’asilo capitava che avevo ancora “il boccone“. Questo accadeva quando avevo mangiato la carne a pranzoe io la lasciavo in bocca tutto il pomeriggio, continuando a masticarla. Questo perché non mi piaceva, e non avevo la minima intenzione di deglutirla. Già all’epoca dimostravo una certa testardaggine! Un’altra mia particolare abilità, che andava emergendo a quei tempi, era il dormire. Infatti grazie a questo mi salvai da una lavanda gastrica: un’altruista bambino portò a scuola le caramelle della nonna, offrendole generosamente a tutti i suoi amici. Peccato fossero medicinali! L’unico che si salvò fui proprio io, escluso dalla mangiata perché rimasto a dormire. In realtà per i primi tre anni di vita non ero per nulla un dormiglione, come mia madre ricorda stizzita. Soltanto successivamente scoprii la meravigliosa armonia del chiudere gli occhi per rimanere a sognare. All’età di tre anni mio nonno mi fece rapare completamente. Sosteneva fosse un’ottima cura contro la calvizie. Per ora non si può dargli torto, data la mia folta capigliatura rosso mogano! Di questi anni non ricordo altro, se non qualche piccolo incidente di percorso in piazza Marconi e alle Colonie Padane.
Finito l’asilo nido passai alla scuola materna, ma vi rimasi solo per i primi due anni. Mia madre decise di licenziarsi per entrare nella Polizia di Stato. Siccome sarebbe partita per il corso di polizia proprio nel mio primo anno di elementari prese la decisione di farmi anticipare l’inizio di un’anno. Frequentai la “primina“. Così iniziai le elementari dalle Suore Canossiane, a 5 anni. L’anno successivo, dalla seconda elementare, passai alla “Realdo Colombo“, dove rimasi fino alla fine della quinta elementare. Proprio al primo anno alla Realdo Colombo litigai con la maestra Gabriella, insegnante di italiano. Io ero seriamente convinto che non dovevo fare i compiti a casa, perché non mi piacevano. Alla fine tutto si sistemò e ne nacque un buon rapporto; negli anni la maestra raccolse alcuni miei scritti, che tutt’ora credo conservi ancora in casa. Ricordo che la maestra Gabriella amava vestire di colore bianco, raramente d’azzurro, ed era di corporatura esile. Per tale motivo io e mia zia Chiara la amichevolmente sopprannominammo maestra Stuzzichina. Tra la seconda e la quarta elementare ebbi anche la maestra Copercini. Il fatto curioso è che questa fu maestra di due mie zie. Alle elementari iniziai a mostrare i primi interessi verso la matematica, pur odiando le tabelline. Rifiutai sempre di impararle a memoria. Infatti tutt’ora non sono molto rapido con i conti a mente. Alle elementari, e anche alle medie, mostravo una certa attitudine per il disegno artistico. Attitudine che smisi di sviluppare. Ciò che non smarii fu l’interesse per l’arte.
Nel 1992, mentre ero in seconda elementare, lo zio Camillo si laureò in informatica. Questo è, probabilmente, uno degli eventi fondamentali. Infatti il suo regalo di laurea consistette in un PC 386. I miei contatti con il mondo dei computer avvennero già qualche anno prima con il Commodore 64 di mio cugino, ma erano limitati a un paio di videogiochi. L’arrivo del 386, equipaggiato con il “glorioso” Windows 3.11 for workgroups, mi avvicinò ad usare il PC da autodidatta. Inizialmente imparai solamente ad usare i programmi di videoscrittura, i giochi di Windows, una vetusta versione di Corel Draw e qualche accessorio come il registratore vocale. Questo fu però sufficiente da consentirmi di essere uno dei pochi a presentare la tesina di quinta elementare scritta e stampata al computer, in maniera del tutto autonoma. All’epoca “frugavo” tra i libri dello zio leggendo di cose come UNIX, ci vollero anni per scoprire esattamente cosa fosse, e Microsoft BASIC. Proprio la lettura del manuale relativo al MS-BASIC mi aprì la strada alla programmazione: finalmente capii che quel programmino non era un bizzarro editor di testi, che continuava a segnalare stupidi errori, bensì qualcosa di più potente. Ero ancora alle elementari. Quel mondo mi rapì a tal punto che nel 1998, in prima media, ottenni il mio primo PC: un 486!
Degli anni della scuola media ricordo poco. Probabilmente l’unico fatto degno di nota è relativo alle lingue straniere. A partire dalla scuola media iniziò ad essere presente una lingua straniera da studiare: alle medie era l’inglese. Fu subito chiaro che imparare le lingue straniere mi è difficile, eccezione fatta per il giapponese. Durante gli anni delle medie vi furono due ulteriori importanti sviluppi nella mia carriera informatica. Per prima cosa arrivò Internet. Correva l’anno 1998, il primo abbonamento 56k a pagamento della telecom, allora monopolista. Si aprirono le nuove porte al mondo della conoscenza globale. Un amico di mia madre mi diede alcune preziose lezioni di BASIC. Inoltre lo zio si premurò di insegnarmi il linguaggio C, di cui ho vissuto di rendita fino all’università. In questo periodo sviluppai interesse anche per i film e gli effetti speciali. Ebbi anche una telecamera molto economica, una Panasonic che tutt’ora conservo funzionante.
Al termine delle medie mia madre venne trasferita ad Ancona, nelle Marche. Nei primi due anni delle superiori vissi Senigallia, dove cambiammo tre case. Vivere al mare è interessante, oltre al fatto che il clima è decisamente più sopportabile della malefica afa padana. Durante la parentesi Senigalliese arrivò Gordon, il gatto. In questo periodo mi appassionai ai manga e agli anime, raccogliendone una nutrita collezione. Al termine della seconda superiore mia madre venne trasferita a Brescia, quindi ritornammo a Cremona. Risale a quest’epoca la scoperta del Metal, grazie anche al manga “Bastard!!” di Kazushi Hagiwara. Per i tre anni delle superiori studiai giapponese con una madrelingua. Completai gli studi all’ITC “Eugenio Beltrami”, nel triennio ad indirizzo informatico, con la valutazione finale di 100/100.
Incominciai la carriera universitaria nella sede cremonese del Politecnico di Milano nel 2005. Scelsi ingegneria informatica, come da copione. Dal 2006 iniziai a seguire, nelle mansioni di dirigente ed aiutante, la squadra di pallavolo femminile allenata da mio zio Matteo. All’epoca allenava una terza divisione per la polisportiva S. Ilario. Nell’estate del 2007 finalmente coronai il sogno: comprare, usata, una telecamera semiprofessionale, la Canon XL2 (sito ufficiale USA). Già dai tempi delle medie ne sognavo una! Negli anni successivi ho raccolto vario materiale adatto per piccole produzioni cinematografiche indipendenti e molto artigianali! In questo periodo fui anche testimone di nozze per mia zia Michela, sposatasi nel 2006.
Ho conseguito la laurea di primo livello in ingegneria informatica il 22 settembre 2009 con la tesi “Implementazione di un algoritmo ad alta complessità per la verifica dei sistemi real-time a tempo denso” (vedi pagina delle pubblicazioni). Attualmente seguo i corsi della laurea specialistica in ingegneria informatica presso il Politecnico di Milano (sede Leonardo) alloggiando in una struttura del Politecnico nel centro della città. A presto …
… l’avventura della vita continua!

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